
ISBN 9788893500258 libro Critica letteraria ITA Libro in brossura 304 pagine
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Una tra le presenze più sorprendenti nel poema dantesco è quella degli animali. Si tratta di una presenza continua e variatissima, che si esprime soprattutto attraverso lo strumento della similitudine. Si va dalle tre similitudini ornitologiche usate in Inferno V per le anime dei lussuriosi (storni, gru e colombe) fino alle api cui sono paragonati gli angeli nell’Empireo (Paradiso XXXI), passando attraverso decine di altre occorrenze in tutte le cantiche. Non bisogna pensare infatti che la similitudine animale svolga esclusivamente una funzione di degradazione bestiale nei confronti dei dannati: tali immagini sono frequenti anche nel Purgatorio e perfino nel Paradiso. Del resto la cultura medievale conosce una vasta letteratura naturalistica, rappresentata soprattutto dai bestiari e dalle compilazioni enciclopediche, dove si raccoglievano le caratteristiche dell’animale, non distinguendo tra dati reali e immaginari, e se ne offriva poi un’interpretazione simbolica, morale e allegorica. Anche le similitudini animali dantesche non sono soltanto semplici quadretti naturalistici nei quali spicca lo spirito di osservazione del poeta e trova espressione il suo realismo, come una lunga tradizione critica ha sostenuto. In esse agiscono complesse strategie di costruzione del significato, attraverso l’attivazione dei valori simbolici che agli animali erano attribuiti nella cultura medievale.
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