
ISBN Democrazia e terrore
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Cosa significava vivere giorno per giorno nel clima del Grande terrore? Per la prima volta, grazie all’apertura di archivi finora inaccessibili, una storica contemporanea fa drammaticamente luce sulla genesi e la realtà quotidiana del regime staliniano. In un resoconto al tempo stesso vivido e analitico, Goldman esplora il paradosso di un sistema repressivo instaurato attraverso i meccanismi di partecipazione democratica nel partito, nel sindacato e nei luoghi di lavoro: nella psicologia di Stalin e dei suoi sostenitori non esisteva infatti contraddizione fra repressione e democrazia. E fu proprio la sollecitazione all’attivismo di massa a scatenare una scomposta guerra di tutti contro tutti, in cui l’impulso alla denuncia dei «nemici del popolo e della rivoluzione » finì con lo sfuggire al controllo e diede vita a un processo di autodistruzione. In una parossistica metastasi, le grandi purghe inaugurate contro gli oppositori dentro il partito si estesero fino a portare agli arresti e alle uccisioni in massa di presunti sabotatori e nemici di classe, accusati di scarsa «vigilanza» rivoluzionaria. Decentrando l’attenzione dalle vicende interne dei gruppi dirigenti e degli organismi di vertice del partito, le centinaia di documenti d’archivio consentono in queste pagine di ripercorrere i tortuosi fenomeni psicologici e organizzativi che all’interno di ogni istituzione e di ogni singolo luogo di lavoro innescarono una catena di conseguenze indesiderate che coinvolsero la vita di milioni di persone e compromisero irrimediabilmente il primo esperimento socialista. La ricostruzione minuziosa dei consigli di fabbrica e delle riunioni di partito ci consegna il realistico ritratto di una democrazia populista e del suo tracollo.
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