
ISBN Ai confini della democrazia
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Democrazia è insieme il nome di una forma di governo e di un ideale politico e morale. Questa doppia natura dà alla parola un significato complesso, con la conseguenza che alla democrazia chiediamo a volte troppo e a volte troppo poco. Le chiediamo troppo quando confondiamo il suo ethos universalistico con un progetto politico di espansione. Le chiediamo troppo poco quando la identifichiamo con l’appartenenza etnica, mortificandone il significato inclusivo ed egualitario. Nel primo caso, estendiamo la democrazia oltre i confini territoriali dello Stato per farne un progetto di governo globale o, che è ancora peggio, di democratizzazione forzata. Nel secondo caso, rischiamo di trasformarla in un governo di privilegiati che accetta di avere al suo interno residenti, che tuttavia non hanno gli stessi diritti dei cittadini.
La democrazia ha dunque una difficile relazione con i confini, siano essi ideologici o territoriali, e tale difficoltà è all’origine della sua schizofrenia. Le contraddizioni insite nella stessa nozione di democrazia sono alla base di questo acuto volumetto di una delle maggiori teoriche della politica contemporanee, che si interroga sui dilemmi di uno Stato democratico nell’era della globalizzazione. L’universalismo dei valori democratici autorizza a legittimare una democrazia cosmopolita? La giusta esigenza di autonomia politica che la democrazia contiene autorizza i paesi democratici a farsi missionari di democrazia? L’universalismo democratico di cui i paesi dell’Occidente vanno fieri può accettare di non prevedere politiche di inclusione rivolte agli immigrati?
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