
ISBN Prometeo e l'aquila
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L’Aquila che all’alba giunge sulla rupe dov’è incatenato Prometeo non è lo stesso uccello che gli infliggeva il quotidiano supplizio per ordine di Zeus. È una creatura misteriosa che non si rivela. Essa incontra il Titano ormai libero da ogni castigo, ma che vive ancora prigioniero, abbandonato e dimenticato dagli uomini e dagli Dei. Fra i due si apre un dialogo che scandisce temporalmente tutte le fasi del giorno, dall’aurora alla notte, e che affronta con toni ora sarcastici, ora dolenti, ora drammatici, i grandi temi della condizione umana dopo la conquista del fuoco. Prometeo difende strenuamente la sua scelta generosa di aver dotato gli uomini del potere delle tecniche, mentre l’Aquila – che anche nel linguaggio sembra incarnare una divinità arcaica, sopravvissuta a un’oscura estinzione – mostra in uno spietato contrappunto i lati illusori del progresso umano, i dilemmi in cui si avviluppano gli individui e le società che hanno sottomesso la natura e costruito un fragile e artificiale edificio. Lungo il filo di un intenso e serrato argomentare si scontrano due conflittuali visioni delle cose e della storia umana, che investono i temi della ricchezza, della guerra, dell’amore, della morte. In un crescendo che sul finale si fa drammatico, l’antico mito di Prometeo, mai usurato dal tempo, rivela il lato capovolto della sua geniale metafora, disvelando il fondo ambivalente e oscuro della nostra civiltà.
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