
ISBN La promessa americana
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Dopo l’ufficializzazione della sua candidatura alla Convenzione del Partito democratico, la lettura dei discorsi di Barack Obama per la presidenza degli Stati Uniti rafforza la sensazione che Obama incarni la più significativa e importante novità politica prodottasi su scala mondiale in questo nostro tempo. Non si tratta solo di un nuovo linguaggio, di un differente stile comunicativo, di un uso potente e originale della parola, veicolato in modo da costruire una sempre più solida e larga comunità virtuale. Già questo, da solo, sarebbe un esito impressionante, e che troppo facilmente viene dato per ovvio. Il popolo di Obama mostra e scopre una nuova qualità dell’attivismo politico, ai tempi di internet; offre un modello di democrazia partecipativa che è già di per sé un antidoto contro gli scetticismi dei freddi analisti del mondo globalizzato. Né è soltanto la voglia di novità, di aria fresca, il bisogno diffuso di superare le asfissie del «palazzo», a erompere prepotentemente da questi discorsi, che mostrano peraltro un forte senso del rispetto personale anche nei confronti dei più acerrimi avversari. Certo, la percezione da cui parte Obama è che ci sia una larga opinione – americana e mondiale – ormai convinta che l’America di George W. Bush abbia toccato il fondo. E che il cinico errore della guerra irachena sia la manifestazione essenziale di questo disastro strategico. La novità di Obama non si può neppure racchiudere soltanto nel dato oggettivo della definitiva rottura del tabù razziale, nella conquista di una parità non più solo reclamata o sancita, ma finalmente ed effettivamente praticata: cosa che pure, ancora una volta, rappresenterebbe un fatto straordinario, in un mondo che tende a fissare le culture e le appartenenze in rigide griglie gerarchiche.
C’è qualcosa di nuovo, di ulteriore e di più grande. Il fulcro essenziale della novità di Obama sta nell’orgogliosa rivendicazione dell’idea di uguaglianza come fondamento della stessa pratica democratica. La forza della democrazia si basa sull’espansività dell’uguaglianza, sul fatto che via via a un numero sempre maggiore di persone sia consentito di condividere l’opportunità di un miglioramento della propria condizione. Una simile opportunità può essere realizzata solo attraverso un nuovo rispetto delle compatibilità, solo attraverso una visione del rapporto tra il pianeta e la specie umana che coniughi individualismo, solidarietà, ecologismo in una maniera inedita e spiazzante. Un rilancio, finalmente coraggioso, convinto e consapevole, dei grandi temi dell’universalismo, in un momento in cui la storia del mondo sembra spingere tutta in una direzione opposta.
«Il nostro paese ha più ricchezze di qualunque altra nazione, ma non è questo che ci rende ricchi. Abbiamo l’apparato militare più potente della terra,ma non è questo che ci rende forti. La nostra cultura fa invidia al mondo, ma non è questo che continua a spingere il mondo alle nostre porte. È invece quella promessa americana, che ci sprona in avanti anche quando la strada è incerta; che ci tiene uniti malgrado le differenze; che ci porta a fissare lo sguardo verso ciò che non si vede. La responsabilità individuale e quella verso gli altri. È questa l’essenza della promessa dell’America».
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