
ISBN Partito e antipartito
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Che cosa hanno rappresentato i partiti di massa nell’Italia repubblicana? Quanto ha pesato l’originaria ispirazione antifascista nel definire lo spazio politico del nuovo Stato? E cosa fu il patto costituente: un punto di forza della democrazia italiana o, al contrario, un limite al pieno manifestarsi di tutte le forze in campo?
Questo libro di Salvatore Lupo affronta i nodi problematici della nostra storia, partendo dal modo stesso con cui l’Italia repubblicana è stata raccontata. Vi è infatti un legame strettissimo tra gli avvenimenti e le narrazioni storiografiche, tra i fatti e l’autorappresentazione delle forze politiche. Né va sottovalutata l’importanza delle voci dissonanti. La destra, innanzitutto, si escluse coltivando nostalgie per il passato fascista o monarchico, disconoscendo la Costituzione, sempre proponendosi come antipartito, come velleitaria protagonista di un’alternativa alla politica in quanto tale. Polemiche non meno aspre vennero anche da alcuni ambiti della sinistra: dal Partito d’azione, che da subito denunciò possibili tradimenti; dai radicali del «Mondo» che negli anni cinquanta condussero una critica intransigente; dai movimenti della contestazione giovanile, studentesca e operaia sorti sul finire degli anni sessanta. Sull’asse Dc-Pci la democrazia dei partiti trovò comunque un suo equilibrio, garantendo al paese una lunga fase di crescita.
Non scosse fino in fondo questa egemonia la persistente polemica di tutti coloro che si proponevano di costruire la terza forza, il «partito che non c’è», di rompere il circolo chiuso della dialettica tra democristiani e comunisti. I nodi irrisolti erano destinati a venire al pettine negli anni settanta: tra crescita di nuove domande sociali, derive terroristiche, incapacità di rinnovamento, il compromesso storico e il rilancio della solidarietà nazionale si sarebbero rivelati irrealizzabili.
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