
ISBN Lo stregone libro ITA 392 pagine
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«Indro carissimo, ho riletto pacatamente il tuo scritto sul 25 luglio '43 e ne sono rimasto entusiasta ed ammirato. Tu sei riuscito a fare di questa storia una cosa originalissima, piena di novità e scoperte anche a me stesso. Sei uno stregone davvero!» Dino Grandi a Montanelli, 1963
Indro Montanelli rappresenta un caso unico nella storia del giornalismo italiano. Sarà per l’impareggiabile facilità di scrittura o per il temperamento sulfureo e anarco-conservatore, o anche per l’inusuale longevità professionale. Fatto sta che a cinque anni dalla scomparsa, la sua fama di testimone del Novecento rimane intatta. La grande firma del «Corriere della Sera» è tuttora oggetto di animate discussioni, i suoi lavori sono costantemente ristampati e opinionisti di ogni tendenza ricorrono alle sue sferzanti battute. Ma nemmeno le biografie montanelliane piú recenti, basate come sono su aneddoti di dubbia consistenza o sulle discordanti interviste da lui rilasciate, soddisfano le legittime curiosità dei lettori. Questo libro, dal piacevole taglio narrativo, è il primo ad affrontare Montanelli attraverso la sua sterminata produzione giornalistica, le sue opere a stampa e una miriade di fonti archivistiche finora inesplorate. Tra luci (le corrispondenze dall’Ungheria) e ombre (l’oscillante approccio alla «questione ebraica» o le iniziative «eversive» degli anni Cinquanta), tra verità e millanterie, emerge un Montanelli per molti versi inedito. Che non mancherà ancora una volta di dividere l’opinione pubblica.
Montanelli suscita tuttora passioni contrastanti. Era stato originale e preveggente suo padre Sestilio, al momento del battesimo di quell’unico pargolo. Gli aveva infatti attribuito quattro nomi: Indro, Alessandro (nonno materno), Raffaello (nonno paterno) e Schizogene. «Schizogene»? Pare uno scherzo, ma un’elementare analisi etimologica consente di svelare l’arcano. Basta tradurre le due parole greche che compongono il nome, «schizo» e «gene». Ed ecco il «generatore di divisioni» o, piú efficacemente, il «seminatore di zizzania». Nulla di piú pregnante per sintetizzare il provocatorio temperamento, insieme charmeur e scostante, del nostro protagonista. Che nel corso degli anni, tra una polemica e l’altra, ha comunque depositato nell’opinione pubblica l’immagine del giornalista libero per eccellenza. È davvero stato cosí? Oppure le sue tesi, spesso presentate come sorprendenti o «controcorrente», meriterebbero una piú seria e pacata riflessione? Tutti hanno in mente il Montanelli del «Giornale» e poi quello dell’ultimo periodo al «Corriere»: un sopravvissuto ai contemporanei, che ha costruito la propria leggenda incarnando il fascino della storia. Oggi è forse giunto il momento di cominciare a «storicizzare» il mito, senza preventive assoluzioni o condanne.
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