
ISBN La conversazione
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Rabbia e orgoglio. Due pulsioni cui Amedeo Quondam si richiama per descrivere le ragioni della nascita di questo libro, che descrive analiticamente il processo di costituzione di uno dei grandi modelli culturali della modernità: la conversazione. Rabbia per la favola triste che, promulgando la condanna etica e politica della «decadenza» italiana nei secoli dell’Antico regime, ha trasmesso la leggenda che la conversazione sia un’invenzione francese, sua gloria distintiva ed esclusiva. Quondam restituisce invece le fondazioni archeologiche e strutturali della conversazione alla cultura italiana, che nell’arco di meno di un secolo – tra 1490 e 1570 – ha dato vita a opere come il Libro del Cortegiano di Baldassarre Castiglione e il Galateo di Giovanni Della Casa.
Attraverso questi grandi libri europei made in Italy (di qui la punta di orgoglio del nostro autore), la conversazione rappresenta e connota geneticamente quella «forma del vivere» secondo grazia e sprezzatura, per onore e per utile, che Pontano, Castiglione, Della Casa, Guazzo (e tanti altri moralisti italiani) elaborano e prospettano. La conversazione è saper stare al mondo, è saper parlare (o tacere) a tono e a turno, in modo sempre piacevole e acuto, è parte cospicua della nuova scienza mondana di cui il gentiluomo moderno si deve impadronire quale supremo ornamento della sua principale professione, che resta quella delle armi. Essa è l’archetipo di quella «civiltà» che nella stessa epoca definisce nuove regole, in quanto forma che annette il corpo, i suoi gesti e la sua voce, al mondo estetico dell’arte.
Si scoprono così le virtù di un modello tutto italiano, attraverso la storia affascinante di un’arte che sembra svanita, nell’epoca dei talk show e del chiacchiericcio deforme di voci ormai troppo spesso sguaiate.
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