
ISBN Prove di società
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L’Italia e gli italiani, l’annoso dibattito riacceso e rinverdito dai 150 anni dell’Unità. Lontano dalla retorica, uno studioso di lungo corso offre il suo contributo disincantato: l’Italia è un paese «alveolare», un paese di paesi, dunque un non-paese. Certo, lo Stato unitario ha tentato l’impresa di un’unificazione difficile, ma non poteva ignorare le basi materiali da cui proveniva e a cui doveva far capo. Ha agito pertanto in maniera parziale e spesso partigiana: nelle aspre contraddizioni e nei limiti imposti dalla situazione, è stata nondimeno l’unica istituzione a operare in favore della costruzione di una società «razionale», in cui il riconoscimento dei diritti di tutti fungesse da introduzione al rispetto della cittadinanza di ognuno. Ma la comunità prevale in Italia, e uscire dall’idea e dalla pratica della comunità condizionata dalle genealogie verticali e orizzontali è stato possibile solo in parte; e oggi sono anzi tali genealogie a mettere in luce la continuità strutturale tra la comunità buona e la comunità cattiva, tra la confraternita e la cosca. Così la solidarietà in piccolo – ben oltre il vecchio familismo privatistico – mina la solidarietà in grande e ogni progetto «generale» per l’Italia diventa improponibile. La vita pubblica è segnata da un certo stile pubblico modellato dall’Italia clanica di antica formazione e di costante memoria. Non c’è speranza, dunque? La piena consapevolezza di un lungo processo di cultura è intanto il primo passo in grado di permettere avanzamenti insospettati – etici, politici e sociali – senza necessariamente fuggire da noi stessi e assentarci dalla nostra vicenda millenaria.
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