
ISBN A metà partita libro ITA 308 pagine
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In una metropoli fredda e violenta, il poeta osserva il reale e se stesso come il "bambino sarcastico delle fiabe tedesche", che ha lasciato i boschi dell'infanzia per la giungla d'asfalto, di cui non gli resta che percepire e descrivere l'odore di morte.
“Mi piace l’intatto, il pulito, il taglio netto, la forma è difatti piu feroce della fiducia e la dimensione è piu straordinaria della forma”, scrive Grünbein, poeta giovane, maturato culturalmente nella Berlino degli ultimi quindici anni: una Berlino divisa in due quando vi sí trasferi da Dresda nel 1985, una città unica e da ricostruire negli anni Novanta. Eppure proprio da un autore della metropoli che piu sembra esigere un impegno civile, quelle parole: l’affermazione di una sorta di culto dello stile, di una fiducia nelle possibilità”chirurgiche” che l’uso e l’abuso linguistico possono produrre sulla realtà. La poesia di Grünbein si assume il compito di sezionare una civiltà ormai in putrefazione. La realtà, quindi, è protagonista di questi versi: quella della Germania e, soprattutto, quella del soggetto che ci vive. E la poesia diventa alllora, anche, una riflessione sull’io che è transitorietà e illusione, esattamente come Berlino (si legga Transit Berlin) – e sull’artista; un artista che, a fine millennio, non può che fuggire la bellezza classica e rifugiarsi in quella preziosa e molle di un’epoca al tramonto; un artista che si ripara nel trash, nell’abnorme, e si identifica di volta in volta con animali, vandali, alieni – corpo fra i corpi, zombi fra gli zombi.
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