
ISBN Al limone
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Sul nascere, la goccia non sa ancora che nel giro di due secondi morirà spiaccicata sul fondo del lavello. Speranzosa, scivola lungo l’ultima curva del tubo e si affaccia allo sbocco del rubinetto. L’inerzia la fa vacillare e, dopo un lieve dondolio, la fa cadere nel vuoto. Per i primi millimetri di questa traiettoria – iniziata più con speranza che con convinzione –, la pervade una sensazione di vertigine. Alla fine esplode in mille pezzi che tornano a riunirsi, non più in forma di goccia ma di schizzo: un nulla, un rivolino squallido che, schivati i residui di olio di girasole, scorre via – blup – risucchiato dallo scarico.
Folgoranti, crudi, esilaranti, i venti racconti del nuovo maestro spagnolo del genere breve condensano in uno stile aspro ma rinfrescante come il limone i tanti sentieri oscuri dell’anima, intimi e contraddittori. Una miscela di situazioni quotidiane e fantastiche che scavano nelle emozioni più comuni con cui il lettore non può fare a meno d’identificarsi. Le accompagna un’ironia che si esprime in un sorriso benevolo, comprensivo, pieno di simpatia e pacatezza: il sorriso di chi si industria a mandar giù un limone senza fare smorfie. Manovrando i fili di vicende in principio insignificanti, con poche frasi Pàmies arriva diritto al dramma, al l’inquietudine, all’assurdo. Come ha detto Enrique Vila-Matas, «alla fine ti accorgi che Pàmies ti ha venduto per breve quello che in realtà è un libro interminabile, infinito, perché ti invoglia a rileggerlo mille volte».
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