
ISBN Vero e falso
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Dopo anni di dibattito sulla «fine della storia» e l’affermarsi di un luogo comune che vuole la disciplina svuotata di ogni attrattiva, assistiamo oggi a un’autentica quanto inaspettata «fame di storia» che, cibandosi di fiction o di revisionismo spettacolare, contribuisce a svilire il senso del mestiere dello storico, che è quello di garantire la corretta e inalterata trasmissione del frutto di un’accurata ricerca alla luce di uno spirito di critica. Si assiste in sostanza a un paradosso: da una parte cresce la «domanda» di storia, che induce un autentico boom della produzione di tipo divulgativo, dall’altra si verifica lo strangolamento della produzione scientifica in senso proprio, per la quale non si prospettano fondi, né sbocchi editoriali, né strategie di reclutamento e formazione di giovani studiosi. E come se non bastasse, la sovrapposizione sempre più frequente tra storia, romanzo e fiction scardina presso le nuove generazioni il senso della storia come scienza e rende il confine tra il vero e il verisimile, e perfino il falso, invisibile o irrilevante. Quali sono dunque le responsabilità dello storico, ma anche degli editori e perfino dei media che hanno scoperto la divulgazione storica? Esiste una dimensione «regolata» di questi mestieri o bisogna accettare che siano la logica del mercato e la visibilità mediatica a decidere cosa pubblicare, cosa valga la pena studiare, cosa trasmettere al pubblico, a prescindere da falsità, inesattezze, scoop inventati e perfino pericolosità di certe teorie, come dimostra la ripresa attuale delle tesi di negazionismo storico? Il volume chiama a raccolta studiosi ed esperti autorevoli nel tentativo di rispondere a tali domande, e ancor di più rappresenta un invito a storici e archivisti a riappropriarsi del proprio ruolo e a riprendere le redini del loro mestiere.
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