
ISBN 9788833929590 libro Psicologia ITA Libro in brossura 221 pagine
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«Dove mai avrà termine, dove mai cesserà, finalmente placata, la forza della vendetta?» Il quesito angoscioso di Eschilo non smette di riecheggiare drammaticamente dopo migliaia di anni. Ci siamo inciviliti, abbiamo concepito sistemi penali avanzati, ma la pena continua a tingersi del «colore dell'inferno», secondo l'espressione di Simone Weil. L'idea di giusta retribuzione della colpa attraverso una pena adeguata, su cui si regge l'odierna civiltà giuridica, a ben vedere è antichissima: l'equità che intende garantire era invocata anche dall'ingiunzione biblica «frattura per frattura, occhio per occhio, dente per dente» e dalla legge del taglione fissata dalle Dodici Tavole romane. Nato per disattivare l'inesorabilità sanguinaria della vendetta, il paradigma retributivo procura sofferenza all'offensore senza poter alleviare il dolore della vittima, e appare privo di fondamento razionale. Lungo il tragitto, che gli è così familiare, dalla grecità alla modernità - dai presocratici a Nietzsche, fino a Ric?ur e Girard - Umberto Curi si sofferma sulla sostanziale insensatezza della pena, i contenuti mitologici che involve, i tentativi di scioglierne le aporie o di spezzarne il meccanismo facendo appello a una logica diversa, come quella paolina della misericordia.
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