
ISBN 9788806242435 libro Letteratura ITA 328 pagine
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Per gran parte del XX secolo, l’Europa fu perseguitata da una minaccia frutto della propria immaginazione: il bolscevismo giudaico. Questo mito – che riteneva il comunismo un complotto ebraico volto a distruggere le nazioni d’Europa – era una fantasia paranoica, eppure i timori di una cospirazione ebrea bolscevica si affermarono durante la Rivoluzione russa e si diffusero in tutta Europa. E durante la Seconda guerra mondiale tali paure contribuirono a seminare la morte, l’odio e l’orrore. Il racconto di Paul Hanebrink inizia con i movimenti controrivoluzionari che turbavano l’Europa alla fine della Prima guerra mondiale. Fascisti, nazisti, cristiani conservatori e molti altri europei, terrorizzati dal comunismo, immaginavano i bolscevichi ebrei come nemici sul punto di varcare i confini per sovvertire l’ordine dall’interno con le loro idee devastanti. Negli anni che seguirono, il giudeo-bolscevismo fu un’arma politica potente e facile da usare. Dopo l’Olocausto, lo spettro del bolscevismo giudaico, lungi dal morire, semplicemente si modificò, diventando uno dei componenti della Guerra fredda. Dopo un’ennesima trasformazione, persiste ancor oggi su entrambe le sponde dell’Atlantico nella politica tossica del nazionalismo di destra rivitalizzato.
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