
ISBN Paul Klee
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«Klee è un grande conoscitore della storia dell’arte occidentale. In ogni momento si nutre, in modo né convenzionale né nostalgico, di memorie figurative. Per necessità inesplicabile l’omaggio si intreccia in lui alla satira».
«L’arte non riproduce ciò che è visibile – scrive Paul Klee nel 1920 – ma rende visibile ciò che non sempre lo è». Artista versatile, insieme pittore, musicista, architetto e filosofo dell’arte, Klee viene spesso presentato come autore-veggente, provvisto di uno sguardo penetrante e dilatato, capace di indagare e interpretare i misteri del nostro mondo. Si tratta tuttavia di un’interpretazione parziale, mutila, che non considera o almeno mette in secondo piano l’altra faccia di Klee, vale a dire la grande attenzione alla disciplina formale, al canone compositivo. Anzi, sostiene Michele Dantini, è proprio lavorando sulla «costruzione», sulla struttura dell’opera che Klee riesce a evocare la dimensione simbolica, così come è proprio dallo studio e dall’assimilazione (non dal rifiuto come spesso si afferma) dell’arte del passato che Klee riesce a imporre il «nuovo», riattivando in parte l’Antico: è solo in questa prospettiva, ad esempio, e a determinate condizioni, che si può parlare, per ciò che lo riguarda, di «primitivismo». Pressoché in ogni momento della sua attività Klee rivela una grande capacità di coniugare l’accortezza tecnico-formale con una rara predisposizione fantastica, muovendosi con destrezza tra sperimentalismo e tradizione figurativa centroeuropea. Una profonda conoscenza della storia dell’arte occidentale attraversa e modella tutta la sua attività, all’insegna del pastiche, della parodia, della reinvenzione di immagini e di stili tradizionali. La storia dell’arte è ai suoi occhi una sorta di magazzino teatrale cui attingere, in modo mirato, con sentimento ambivalente, per trovare il costume (cioè lo «stile») da aggiustare e provare nelle varie occasioni. Il suo atteggiamento oscilla tra devozione e distacco, fedeltà e infedeltà, fervore di riscoperta e parodia. In linea con la ripresa delle «industrie artistiche», diffusa in ambito mitteleuropeo a cavallo tra Otto e Novecento, Klee mostra inoltre un interesse spiccato per le arti applicate e le tecniche meno consuete; così come per le epoche oscure o di decadenza – l’età preclassica, ad esempio, il tardo-antico, il
primo Rinascimento tedesco – nelle quali si rispecchia il suo interesse per la riduzione geometrica delle forme naturali e la sua fedeltà a mondi primigeni. È la profonda consapevolezza, più volte ribadita, di essere un epigono – e che tutta l’arte contemporanea non può che essere «epigonica», dato il tramonto della grande committenza politico-religiosa e dunque della necessità storica dell’opera d’arte –, è proprio questa manifesta disillusione e insieme «gaiezza» che lo spinge a sperimentare tecniche e stili i più diversi, a indossare maschere molteplici e a modulare ogni volta in maniera differente il proprio controcanto agli orientamenti monumentali contemporanei.
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