
ISBN Abbas Kiarostami
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Un filosofo legge l’opera di un regista. Ossia pensa a partire dall’immagine filmica e dal complesso statuto dello sguardo, che non riguardano soltanto l’estetico, il didattico e l’euristico, ma soprattutto la realtà. Per Jean-Luc Nancy, infatti, la specificità dei film di Kiarostami (e del cinema di cui egli è esempio ed emblema) sta nell’«evidenza», che è un altro modo per dire la presenza finita. Questo cinema apre al mondo così com’è, e tuttavia non si tratta in alcun modo di realismo, ossia di riprodurre la realtà e tanto meno di generare la finzione, ma è piuttosto il reale stesso ad aprirsi nell’immagine. Il rapporto inedito con il reale che l’opera di Kiarostami inaugura parte infatti dall’assunzione del lavoro di cent’anni e più di cinema, il quale si è appunto confrontato con il reale, toccandolo, tradendolo, inventandolo, e che dunque fa parte della nostra cultura al punto che ormai non è più tempo per noi di stupirci di fronte ad esso come bambini. Eppure, in questo modo si è sviluppata una possibilità di sguardo che non è uno sguardo sulla rappresentazione né uno sguardo rappresentativo. Che ne è dunque del reale nelle immagini dei film di Kiarostami? Il reale – risponde Nancy – viene messo in movimento dalla stessa messa in scena, vale a dire dal gesto artistico che impone «la presenza in quanto è veramente presente […] offerta, disponibile, luogo di attesa e di pensiero, presenza che è essa stessa un passaggio verso o all’interno della presenza».
Ma il discorso di Nancy si spinge fino ad arrischiare una definizione di cinema legata a doppio filo con quella di vita, in una sorta di affascinante ontologia incentrata sulla «continuità del discontinuo». «L’essere», infatti, come l’oggetto film, «non è qualcosa, ma è il fatto che ciò continui. È il fatto che ciò continui non al di là o al di qua degli eventi, delle singolarità e degli individui che sono discontinui, ma in maniera più strana: vale a dire nella discontinuità stessa, e senza per questo fonderla in un continuum […]. Allo stesso modo delle immagini del film».
Jean-Luc Nancy (1940), filosofo francese tra i più importanti e attivi, insegna Filosofia presso l’Università di Strasburgo. I suoi interessi vanno dall’arte al cinema, al teatro, alla poesia. Tra i suoi numerosissimi lavori tradotti in italiano ricordiamo: L’esperienza della libertà (Torino 2000), Essere singolare plurale (Torino 2001), La creazione del mondo o la mondializzazione (Torino 2003) e La comunità inoperosa (Napoli 2003).
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