ISBN Oltre il Novecento libro ITA 286 pagine
ISBN Oltre il Novecento, ITA, 286 pagine
| Data | Prezzo |
|---|---|
| 25 marzo 2026 | 17,10 € |
| 25 marzo 2026 | 16 € |
| 2 aprile 2026 | 16 € |
| 2 aprile 2026 | 17,10 € |
| 10 aprile 2026 | 16 € |
| 10 aprile 2026 | 17,10 € |
| 16 aprile 2026 | 16 € |
| 16 aprile 2026 | 17,10 € |
| 21 aprile 2026 | 16 € |
| 23 aprile 2026 | 17,10 € |
| 29 aprile 2026 | 16 € |
| 20 maggio 2026 | 17,10 € |
| 22 maggio 2026 | 16 € |
| 31 maggio 2026 | 17,10 € |
| 2 giugno 2026 | 16 € |
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Informazioni sul prodotto
Nella crisi del modello industrialista che ha contrassegnato la prima metà del secolo, nella rivoluzione tecnologica che ha sancito il passaggio dal fordismo al postfordismo, nella crescente molecolarità del lavoro che accompagnano la fine del Novecento, sono indicate le condizioni, ancora una volta ambivalenti, sia per la risoluzione di quel paradosso (nell'emergere di nuove figure della solidarietà) sia, al contrario, per una piú radicale e totalitaria sottomissione degli uomini al dispotismo del lavoro.
Secolo della democrazia e dei totalitarismi, della violenza dispiegata in misura mai prima conosciuta e della decolonizzazione su scala globale, della società opulenta e della fame nel mondo: il Novecento appare, da qualunque prospettiva lo si guardi, come il «secolo dell’ambivalenza». Il libro suggerisce un itinerario attraverso queste contraddizioni, in una sorta di corpo a corpo con le patologie piú radicate dell’epoca. Con le cadute della politica ma anche, e soprattutto, con la distruttività dei miti produttivi sottostanti, con le malattie dell’ideologia ma anche con quella febbre del fare che ha incarnato la piú devastante delle antinomie: il contrasto stridente fra l’onnipotenza dei mezzi tecnici e la sistematica inadeguatezza degli esiti. Di questo contrasto è rappresentazione emblematica la vicenda del comunismo novecentesco, identificato nel percorso di Marco Revelli come il luogo storico in cui quell’ambivalenza ha raggiunto la sua dimensione piú tragica: dove cioè la volontà prometeica di una ricostruzione del mondo, secondo la logica produttivistica dell’homo faber, si è capovolta nel suo opposto. Ha prodotto un «mondo di cose» dominato dalla dimensione costrittiva e inerte del lavoro totale, dando vita a una drammatica contrapposizione fra politica e sfera sociale.
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