ISBN No
ISBN No, ITA, 154 pagine
| Data | Prezzo |
|---|---|
| 23 aprile 2026 | 7,90 € |
| 27 aprile 2026 | 9,50 € |
| 8 giugno 2026 | 9,50 € |
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Informazioni sul prodotto
La seconda guerra irachena è già iniziata. Ma il fiume in piena che ci trascina verso il conflitto è molto più travolgente, e molto più rilevante ai fini di una definizione delle identità politiche, di quanto non fosse il traumatico passaggio che dieci anni fa ci portò alla prima.
Non a caso, i SÌ e i NO spaccano trasversalmente i fronti politici tradizionali, dividono gli ambienti diplomatici e militari (persino quelli dei tradizionali «falchi»), attraversano le aree religiose, e si polarizzano all'interno stesso delle opzioni politiche, delle destre e delle sinistre dei vari paesi. Perché questa scelta è così tormentata? E perché così accidentato il percorso? La risposta è in fondo semplice. Perché l'Iraq è diventato in qualche modo la pietra filosofale della governance globale, il luogo dove magicamente potrebbero tornare insieme i cocci rotti dell'armonia planetaria: il controllo del petrolio, lo sradicamento del terrorismo, la riscrittura del conflitto israeliano-palestinese, e, infine, l'inglobamento nel circuito delle economie delle Tlc del mondo arabo, che finora se ne è tenuto fuori. Un conflitto, come si vede, troppo carico di significati per non creare l'illusione della perfezione e per non sfociare nella vertigine dell'ideologia: condizioni entrambe destinate a portare a un'inevitabile sconfitta.
Un reciso NO a questa guerra è dunque misura prudente e saggia contro disastri a venire. Un NO che va argomentato subito, non con condanne umorali o con invenzioni – uguali e contrarie – di altre illusorie «perfezioni»; ma con il linguaggio dei numeri, dei dati, delle statistiche, della storia freddamente analizzata e descritta.
Anche perché se un NO a questa nuova avventura è prudente, un avvertimento è necessario: l'Iraq è una potenza pericolosa, il risentimento dei paesi petroliferi è ormai un serpente annidato nelle relazioni internazionali. E se dunque oggi è opportuno schierarsi contro questa battaglia, è solo perché forse ci toccherà di doverne combattere altre ancora più impegnative.
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