ISBN La sinistra e la città
ISBN La sinistra e la città, ITA, 100 pagine
| Data | Prezzo |
|---|---|
| 20 marzo 2026 | 15,20 € |
| 20 marzo 2026 | 15,20 € |
| 28 marzo 2026 | 15,20 € |
| 28 marzo 2026 | 15,20 € |
| 6 aprile 2026 | 15,20 € |
| 6 aprile 2026 | 15,20 € |
| 14 aprile 2026 | 15,20 € |
| 14 aprile 2026 | 15,20 € |
| 23 aprile 2026 | 15,20 € |
| 24 aprile 2026 | 15,20 € |
| 27 aprile 2026 | 15,20 € |
| 8 giugno 2026 | 15,20 € |
| 8 giugno 2026 | 15,20 € |
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Informazioni sul prodotto
La città e la possibilità di governarne lo sviluppo per il bene comune sono temi fondativi della sinistra. Basta riandare alla Manchester descritta da Engels o alle lotte di inizio Novecento per i diritti elementari e i bisogni primari del proletariato urbano, da cui presero l’avvio partiti e sindacati di sinistra e la stessa urbanistica moderna. Da qui, la riflessione dei due autori arriva a esplorare un paradosso italiano. Vi è stato un tempo, nel dopoguerra, in cui la sinistra – non solo quella comunista – rifiutava l’etichetta di riformista, ma nei fatti metteva in campo, sulla città, visioni e azioni squisitamente riformiste. Erano gli anni delle lotte contro il sacco urbanistico di Roma, Napoli, Palermo e contro i comitati d’affari incistati nella politica; e gli anni di alleanze per l’epoca decisamente inedite: comunisti duri e puri accanto a liberali altrettanto irriducibili. Un percorso disseminato di sconfitte, ma anche di vittorie significative capaci di evitare scempi e produrre esempi virtuosi di buongoverno. Ed ecco il paradosso. Mentre oggi la sinistra rivendica con orgoglio la propria natura riformista, ha quasi smarrito la tensione di allora e sembra incapace di proseguire e innovare quell’esperienza: distante com’è dalla riflessione attualissima sull’urgenza di un freno al consumo di suolo; troppo legata, in alcuni, a pregiudizi ideologici – la mitizzazione dell’esproprio, la demonizzazione dei privati – e troppo vicina, in tanti altri, a quel «partito del cemento» trasversale che spesso detta legge sul futuro delle città ed è fonte di inquinamento affaristico della politica. Ma la sinistra può permettersi di tradire la città? O non rischia così di condannare se stessa?
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