
ISBN Beni pubblici, beni privati
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Uno dei capisaldi del liberalismo consiste nella netta separazione tra beni pubblici e beni privati. Ma si tratta davvero di una distinzione essenziale così come viene proposta? O non è, piuttosto, il frutto di una specifica fase storica, quella appunto che ha visto affermarsi la dottrina liberista? In questo brillante saggio, uno dei principali filosofi della politica del mondo anglosassone affronta criticamente l’idea che la chiara distinzione tra dimensione pubblica e dimensione privata svolga un ruolo decisivo. Attraverso una serie di esempi tratti dalla storia del pensiero politico occidentale, Geuss mette in luce i limiti della teoria dell’inviolabilità della «sfera privata», circoscrivendo la legittimità dell’intervento dello Stato alla sola cosiddetta «sfera pubblica». Il confronto con il mondo antico mostra quanto sia complessa la storia di simili categorie. Diogene il Cinico, ad esempio, espresse il proprio disprezzo per una divisione puramente convenzionale tra pubblico e privato, arrivando a compiere atti osceni nella piazza del mercato di Atene, mentre Giulio Cesare, con la sua scelta di contrapporsi al Senato e di varcare il Rubicone, sancì la sua dignità di individuo privato oltre che la sua prerogativa di «uomo pubblico». E anche nel pensiero moderno Geuss preferisce sottolineare la visione della politica e della morale di pensatori quali Hobbes e Nietzsche che rappresentano un modo molto più realistico e illuminante di pensare a tali categorie, evitando una concezione semplicistica dello Stato che, in ultima analisi, finisce per delegittimarne l’azione.
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