
ISBN Ivan Il Terribile libro ITA 494 pagine
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Lo zar che piú di ogni altro ha incarnato il mistero e la ferocia della Russia di ogni tempo, nella magistrale ricostruzione storica di una grande studiosa.
All’inizio del suo regno il giovane zar parve manifestare le stesse qualità che avevano ispirato i giovani re e principi guerrieri dell’Europa occidentale: Enrico V, Giovanni Senza Paura, Carlo VIII, Enrico VIII. Ma la sua tragedia familiare coincise con il primo dei numerosi e gravi attacchi di paranoia che sconvolsero totalmente il suo equilibrio, e la crudeltà e il sadismo scatenati sull’élite di governo finirono per propagarsi in cerchi sempre più ampi in tutto il paese, in un’orgia di depravazioni culminate nella moltiplicazione di supplizi e atrocità. Persino le persone più assuefatte agli orrori del XX secolo non possono fare a meno di inorridire di fronte al numero di uomini, donne e bambini («i cui nomi erano noti solo a Dio») che furono sacrificati dalla mania di persecuzione dello zar al demone della paura. Uomini uccisi in battaglia, nelle camere di tortura o giustiziati, spesso senza i conforti religiosi e senza sepoltura; cadaveri gettati in pasto ai cani; donne disonorate; bambini massacrati con modalità sconosciute: quanto odio deve aver consumato una società in cui carnefici e vittime avevano legami molto stretti e dove per sopravvivere occorreva passare sui cadaveri di amici e parenti. Ivan e il suo regno erano una cosa sola, fisicamente e spiritualmente. La fusione dell’umano con il divino lo autorizzò a purificare il mondo dal peccato servendosi della violenza divina. Egli era l’incarnazione di tale fusione e questa conferiva autorità morale al suo operato. Lo poneva all’altezza di Dio. Fu la sua identificazione con l’idea di sacralità della violenza a consentirgli di credere nel valore purificatorio della sua crudeltà e di considerare di origine divina il sadismo con cui rese un inferno la vita dei suoi sudditi. Ne aveva bisogno per purificare se stesso e il suo popolo dal peccato. Fu anche la fermezza della convinzione di Ivan che il suo dovere di ricompensare e punire il suo popolo gli era stato conferito da Dio a indurre i suoi sudditi ad accettare il dovere di obbedienza a uno zar dotato di poteri divini e a sottoporsi al suo giudizio come se fosse il Giudizio universale.
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