
ISBN Quando finisce il mai
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«L’avvocato non aveva ancora tutte le carte di Ferdinando. Alcuni processi stavano per cominciare e lui non aveva nemmeno le date. I tre morti di Milano, la strage di Casal di Principe, il morto di Castellammare, l’attentato a ’O Cammello, e poi un certo Capretti, a cui Ferdinando aveva accennato, ma non sapeva chi fosse. Tutti i reati risalivano ai primi anni ottanta. Appena terminata la guerra a Cutolo, i vincitori avevano preso ad ammazzarsi tra loro. Il 23 settembre 1985 era stato ucciso Giancarlo Siani e il 25 c’era stato l’agguato a Lemmon. Era quello il periodo delle freccette! Ma cosa era successo?».
Dopo essere stato un sanguinario killer di camorra, Ferdinando decide di collaborare con la giustizia. Lo fa per sé, per riscattare un’esistenza regalata alla malavita, ma soprattutto per la sua famiglia: la giovane moglie Anita e i suoi due bambini, costretti a una vita d’inferno dalla latitanza del padre. Il calvario però non è ancora finito. D’improvviso, infatti, agli occhi degli investigatori l’attendibilità di Ferdinando è messa a repentaglio da un imprevisto giudiziario: l’alibi per l’omicidio del giornalista Giancarlo Siani crolla in aula. Ferdinando è condannato all’ergastolo e rischia di perdere il regime di protezione garantito dallo Stato. È qui che entra in scena il personaggio chiave: l’avvocato Buongiovanni che, convinto della buona fede di Ferdinando, si ostina a trovare nell’impianto accusatorio la falla capace di ristabilire la credibilità dell’imputato. La vicenda narrata è la storia vera di due uomini, il pentito e l’avvocato, le cui vite da quel processo resteranno indelebilmente segnate. Il dipanarsi del percorso umano e professionale di Buongiovanni precipita il lettore nei meandri di un’inchiesta tristemente famosa e nelle dinamiche giudiziarie e umane che caratterizzano l’universo a sé stante dei pentiti di camorra. Un mondo in cui il confine netto tra il bene e il male, il crimine e la giustizia, il detenuto e il carceriere, e anche tra il giudice e l’avvocato, sfuma in una zona grigia fatta di più umane, sofferte e interiori incertezze e di impensate solidarietà.
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