
ISBN Il fuso e la scarpetta
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«Il sonno fatato si diffuse per tutto il castello. Le mosche cessarono di ronzare alle finestre, i piccioni di tubare sopra il tetto. Nella grande cucina un cuoco si addormentò nell’atto di tirare una sberla a un aiutante. Gli ci sarebbero voluti cento anni per sentire quel colpo o per dare voce al grido che aveva sulla punta della lingua».
Quando nel 1919 Charles Evans, direttore della prestigiosa casa editrice Heinemann di Londra, decise di riscrivere in forma di romanzo le storie di due fanciulle uscite dalla penna di Perrault e dei fratelli Grimm, non sapeva di dare inizio a un genere che sarebbe diventato uno dei filoni più popolari e redditizi dell’industria culturale. E se quell’idea ebbe un così forte impatto, lo si deve alla geniale intuizione di reinterpretare un archetipo non solo con la penna, ma soprattutto con la matita e coi pennelli. Nella trama delle due fiabe più famose, l’estro creativo di Evans innesta una serie di brillanti invenzioni narrative: a cominciare dalle astruse formule incantatorie di un novello Mago Merlino, che cerca di rompere il tremendo incantesimo lanciato sulla piccola Rosaspina dalla perfida tredicesima fata. Esilarante la caratterizzazione di Euphronia e Charlotte, le due sorellastre di Cenerentola, talmente ignoranti, pacchiane e brutte da risultare persino simpatiche. Neppure la Cenerentola e la Bella addormentata di Walt Disney sarebbero state le stesse, però, se Evans non avesse affidato ad Arthur Rackham, il più romantico e creativo degli illustratori di tutti i tempi, il compito di disegnarne la prima silhouette. Ed ecco che all’improvviso il fuso e la scarpetta di cristallo presero forma e concretezza sotto gli occhi dei lettori, e così pure i labirintici meandri del castello di Rosaspina, il profilo della capigliatura scarmigliata di Cenerentola, le saggine della sua scopa, le fibbie delle scarpe e i calli delle sorellastre… Pagina dopo pagina, il lettore scopre così, nell’eleganza essenziale delle figure e nelle ingegnose trovate narrative, il piacere di farsi sorprendere e incantare proprio da quelle fiabe che credeva di conoscere a memoria.
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