
ISBN Karl Löwith
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Karl Löwith è stato una delle figure più significative del panorama intellettuale del XX secolo. Formatosi alla scuola di Husserl e Heidegger, nella Germania inquieta del primo dopoguerra, dedicò le sue prime indagini al confronto con Hegel, Kierkegaard, Marx, Weber, e soprattutto Nietzsche e Burckhardt, nel tentativo di aprirsi una strada «tra Dio e nulla» di fronte alla radicale disumanizzazione portata dal nichilismo moderno e dallo stesso avvento del nazismo. A questa fase seguì la polemica contro i surrogati secolari della fede cristiana e contro il nichilismo cui saremmo condannati in un mondo reso assurdo e senza senso dalla morte di Dio. Per Löwith se il Dio biblico diviene non più credibile, è alla nozione di natura che occorre di nuovo volgersi: anche l’uomo, le sue capacità etico-intellettuali e la sua storia devono tornare ad appartenere all’ordine naturale del mondo. Come già Spinoza e Darwin hanno saputo indicare alla coscienza moderna.
Franceschelli ripercorre l’intero arco di questa intensa avventura del pensiero. Capace di indicare la via di un’emancipazione radicale ma non polemica dalla tradizione religiosa e metafisica, la lezione di Löwith emerge qui in tutta la sua ricchezza e attualità, proprio in un momento di ritorno pubblico della religione. E mentre la stessa gerarchia cattolica accusa di nichilismo antropologico ed etico il disincanto moderno. Accuse smentite proprio dal sobrio e costruttivo affrancamento dall’orizzonte creazionistico operato dal naturalismo löwithiano. E ribadito anche nel saggio «La libertà di fronte alla morte», qui pubblicato in appendice, nel quale Löwith dedica pagine di rara intensità a uno dei temi più impegnativi dell’attuale dibattito bioetico. Per Löwith, ammiratore del saggio Sul suicidio di Hume, l’unico argomento plausibile contro l’uscita volontaria dalla vita è di carattere religioso, non morale. «Un intreccio di disincanto e umanità»: è questa dunque la lezione löwithiana con cui anche queste pagine invitano a confrontarsi. Una lezione di autentica laicità. Non corrosa dal nichilismo. Impegnativa. Eppure capace di metterci di fronte non solo ai limiti ma anche alle opportunità della nostra condizione naturale: a quel varco «tra Dio e nulla» che per ognuno di noi sarebbe saggio coltivare.
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