
ISBN Storia dell'utopia
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«L’uomo cammina con i piedi in terra e la testa per aria; e la storia di ciò che è accaduto sulla terra – la storia delle città, degli eserciti e di tutte quelle cose che hanno avuto corpo e forma – è solo una metà della storia dell’uomo». L’altra metà è rappresentata proprio dall’utopia. «Utopia – dice Lewis Mumford nella prefazione del 1922 a questo libro prezioso e insuperato – può derivare dalla parola greca “eutopia”, che significa il buon posto, o dall’altra parola greca “outopia”, che significa nessun posto».
Ed è lo stesso Mumford a chiarire il contesto intellettuale da cui questo suo lavoro ha tratto origine: «Poco dopo la prima guerra mondiale, io vivevo ancora nel clima di speranza della generazione passata; ma mi rendevo conto che l’entusiasmo del grande XIX secolo era giunto alla fine. Quando ho iniziato ad esaminare storicamente le utopie, intendevo chiarire che cosa in esse fosse andato perduto e definire che cosa fosse ancora valido. Fin dal principio ero conscio di una virtù che era stata inspiegabilmente trascurata: le opere classiche degli utopisti trattavano sempre la società come un tutto unico e tenevano conto dei rapporti esistenti tra funzioni, istituzioni e fini dell’uomo. La nostra civiltà ha poi diviso la vita in compartimenti. Sono giunto dunque a considerare il pensiero utopista come l’opposto dello spirito unilaterale, partigiano, specialistico». Di questo bisogno di scenari non angusti – che si ripropone oggi come un’esigenza forse troppo trascurata – discute l’introduzione di Franco Crespi, sull’inattuale attualità dell’utopia.
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