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«Cinque storie di grande carica emotiva, in cui spesso la realtà supera di gran lunga l’immaginazione. Una storia ben scritta può sensibilizzare più di tanti rapporti ufficiali». Così Laura Boldrini, portavoce dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati, introduce questo libro di Valentina Loiero. Uno straordinario percorso nelle drammatiche vicende di un’umanità invisibile, eppure tanto vicina. Le storie di coraggio e disperazione di persone che si avventurano nel nostro mare, in quelle 170 miglia che ci separano dalla Libia. Traversate e naufragi che mese dopo mese, quando i numeri diventano volti e quindi vite, finiscono per travolgere anche chi era lì solo per documentare. Non c’è nulla che possa restituire l’effettiva percezione dell’orrore di questi viaggi sciagurati più della voce dei sopravvissuti. È quello che accade nel libro, in cui a parlare sono gli individui e non generici elenchi di immigrati senza nome. Sullo sfondo, le mille contraddizioni di Lampedusa, vero paradiso di vacanze che gli abitanti vorrebbero proteggere a tutti i costi dagli immigrati, o meglio dai «turchi»: un solo nome per un popolo di disperati senza distinzioni. Una riflessione su un fenomeno che ci si ostina a trattare solo da un punto di vista repressivo. Che allontana inevitabilmente dalla verità, come sottolinea con forza Andrea Camilleri spiegando la sua idea del mare: una congiunzione tra culture destinate a «sposarsi». Perché «la cultura è sempre un meticciato. E il meticciato è un valore, è l’uomo che si volta».
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