
ISBN 9788823524125 libro Poesia ITA 180 pagine
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Per Isgrò cancellare non vuol dire distruggere, ma sottolineare il continuo oscillare della parola tra l'essere e il non essere, in una dialettica del mutamento che il mondo globalizzato sembra voler dimenticare. È in questa prospettiva che vanno letti i suoi romanzi e i suoi libri di poesia: come il necessario, inevitabile complemento di un'operazione che ha terremotato il linguaggio dell'arte e della scrittura. Non sfugge alla regola «Quel che resta di Dio», dove sono le stesse sezioni tematiche a opporsi l'una all'altra, in un processo ininterrotto di cancellazione che travolge il Sud e l'amore, le tigri e le cimici, la carne e il dopoguerra, Lorenzo il Magnifco e il Papa romano, l'America delle merci e il Mediterraneo degli annegati. Il tutto sostenuto da un linguaggio vario e composito dove i modi solenni si uniscono con assoluta naturalezza a quelli più colloquiali, riprendendo tecniche poetiche della cultura europea e italiana (come il sonetto, la terzina e la canzone)... Quel che resta di Dio, alla fine, è proprio la possibilità di nominarlo. Indipendentemente da credi religiosi o ideologici.
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