
ISBN Voglia d'America
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L’americanizzazione del costume di vita in Italia è un fenomeno che si è sviluppato in modo massiccio soprattutto dal secondo dopoguerra. Ma i prodromi di quella «colonizzazione culturale» (linguistica, del comportamento, dell’estetica) vanno collocati molto tempo prima, ancor prima del 1917, quando gli Stati Uniti entrano in guerra a fianco delle potenze europee e così facendo salgono alla ribalta della scena mondiale. Alla fine dell’Ottocento numerosi intellettuali italiani sbarcano in terra americana per cercare di capire com’è fatto quel mondo, che nuovissimo non è più, e tuttavia è il più moderno esistente, e scrivono le loro impressioni, dirette a un pubblico ormai non esclusivamente d’élite ma fatto soprattutto di piccola e media borghesia. Attraverso quelle narrazioni, veicolate da articoli, saggi o autobiografie, si forma poco a poco un nucleo di idee sull’America, in gran parte stereotipate, che pure hanno e avranno la loro funzione: creare un’immagine dell’America i cui tratti fondamentali (eccentricità, novità, possibilità di scalata sociale, dinamismo, emancipazione femminile, attivismo esasperato e via di seguito) rimarranno pressoché inalterati fino a oggi. In quegli anni si fissa un ritratto dell’America che, vilipeso o esaltato a seconda dei tempi, ha continuato ad alimentare interesse e fascinazione.
Il libro segue questi primi passi dell’americanizzazione, introdotta in Italia soprattutto dai viaggiatori o emigranti italiani non del bisogno (ai quali pure qui si accenna) ma del piacere, o della curiosità. E se anche quei racconti furono non del tutto privi di fantasie e proiezioni, provocarono in molti italiani una voglia d’America e un desiderio di emularne il carattere, reale o presunto.
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