
ISBN L'arte dei giardini
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«Non esiste nel mondo nessuna civiltà che non abbia provato il bisogno di avere i suoi giardini». Il piccolo grande libro dedicato più di vent’anni fa da Pierre Grimal alla storia del giardino – qui riproposto nella traduzione italiana a cura di Marina Magi e con una presentazione di Ippolito Pizzetti – costituisce ancor oggi una chiave d’accesso essenziale a uno dei temi cruciali della nostra storia culturale. Luogo deputato dell’incontro tra natura e artefatto, il giardino è il filtro simbolico insostituibile attraverso il quale gli uomini hanno sempre cercato di configurare il loro stesso rapporto con la natura. «L’uomo – è stato scritto – nasce in un giardino. Tutte le leggende, fin dai miti più antichi, collocano il luogo d’origine dell’umanità in un recinto protetto, nel grembo materno che custodisce la vita». Da quella idea originaria, trasmessaci dal mito, e – per ciò che attiene più specificamente alla nostra tradizione religiosa – dalla Sacra Scrittura, si sviluppa tutta una serie di impianti e modelli, una sequenza di geometrie e architetture, che sono il portato diretto delle diverse culture civili che le hanno di volta in volta prodotte. A Roma, come in Persia e in Cina, il giardino «comincia con l’essere il supporto di un pensiero religioso», e via via la sua ispirazione si laicizza, nella misura in cui alla magia si sostituisce progressivamente la bellezza. Di là dalle variazioni, si ritrovano però alcune «costanti»: l’impiego delle terrazze, dei fiumi e dei getti d’acqua, delle macchine e degli artifizi. La storia dell’evoluzione del giardino segna così, e contiene, e figura, una più generale ricerca di senso: la storia degli uomini in cerca di una loro rappresentazione del mondo.
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