
ISBN Nell'occhio di chi guarda
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«La parola, il racconto sono ganci provvidenziali, contravveleni per combattere l’ansia di godimento e la mancanza d’aria che le immagini finiscono con il provocare. Perché ciò che vedo tende a scadere nel puro riflesso se non è rinnovato, vivificato, dall’assennato richiamo della lingua, dal suo tempo largo, dalla sua tranquilla forza di confronto».
Dalla Postfazione di Stefano Chiodi
Questo libro si interroga sulla relazione tra visivo e scritto in epoca contemporanea, in un mondo canonicamente classificato come «civiltà dell’immagine». È stato chiesto ad alcuni tra i più noti scrittori italiani di scegliere un’immagine e di costruire un testo intorno alle suggestioni che essa induce. In molti hanno accettato la sfida, ognuno interpretandola in modo diverso, cambiando di volta in volta le regole del gioco. Ad essi si sono aggiunti alcuni registi, figure che per statuto lavorano sulla trasformazione delle parole (il copione, la sceneggiatura) in immagini. Il risultato è un laboratorio unico per la riflessione sulle relazioni tra parola e immagine. Da questo esperimento è scaturito un Quadro molto variegato, che conferma e arricchisce la teoria estetica contemporanea: alcuni autori hanno concentrato la loro attenzione
sul dato visivo, spesso su un singolo dettaglio pregnante, altri invece hanno usato l’immagine come punto di partenza per una narrazione autonoma. Tutti hanno contaminato racconto e descrizione, per far emergere di volta in volta frammenti di memoria, evocazioni liriche, riflessioni di estetica, storia, politica. Lo sguardo che si misura con le immagini sembra essere sempre inquieto, fluttuante, consapevolmente smarrito; le sollecitazioni prodotte, anziché approdare a risposte definite, si convertono in nuovi interrogativi aperti. Le immagini (fotografie, dipinti, inquadrature cinematografiche e altro) compaiono nel libro accanto ai testi, per rendere i lettori insieme spettatori e attori, mettendoli allo stesso tempo davanti all’immagine e nell’«occhio di chi guarda». A conferma che l’ibridazione fra parola e immagine è oggi sempre più intensa, e sempre più enigmatica.
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