
ISBN La ricerca e il Belpaese
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«La forza del Cnr oggi è nella sua rete di istituti. Ma bisogna liberarlo dai condizionamenti che derivano dalle varie “riforme della riforma”: occorre delegificare, proporre pochi indirizzi, recuperare l’autonomia dell’ente e soprattutto l’autonomia degli istituti. Il fatto di avere competenze diversificate è ancora la carta che il Cnr deve giocare per costruire il suo futuro».
La storia del più grande ente scientifico italiano, il Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr), viene narrata e interpretata in queste pagine da uno dei suoi protagonisti, Lucio Bianco. È una storia lunga novant’anni che non guarda al passato, ma al futuro: i caratteri fondanti del Cnr – ricerca d’avanguardia, proiezione internazionale, interdisciplinarità –, infatti, sono tuttora attuali e forse, come scrive Raffaella Simili nella sua prefazione, a novant’anni si può ancora sognare. Il volume, snello e intenso, svela alcuni dei motivi di fondo che ostacolano l’ingresso dell’Italia nella «società della conoscenza» e stanno determinando il declino, economico e non solo, del nostro paese. Questo libro racconta anche un pezzo importante di storia della cultura italiana. E, soprattutto, di storia del rapporto tra scienza e politica, che in Italia è stato spesso burrascoso, fino a diventare conflittuale in due momenti precisi: quando il governo Mussolini, negli anni venti del secolo scorso, mandò via il fondatore e presidente del Cnr, Vito Volterra, e quando, nei primi anni di questo secolo, il governo Berlusconi cercò di mandare via il presidente del Cnr, Lucio Bianco. Le vicende sono ovviamente molto diverse tra loro. Tuttavia, in entrambi i casi, i due uomini di scienza sono usciti di scena con grande dignità, lanciando un messaggio di speranza: la scienza italiana non è disposta a subire l’arroganza gratuita del potere politico.
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