ISBN Velázquez e il ritratto barocco, ITA, 316 pagine

ISBN Velázquez e il ritratto barocco libro ITA 316 pagine

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Francis Bacon ha scritto che «da tutti i suoi dipinti traspare quell'emozione che Velázquez deve aver provato, persino in quelle bellissime opere dove le figure hanno una meravigliosa struttura e al tempo stesso la colorazione di un Monet. Si avverte sempre il passaggio dell'ombra della vita». In modi misteriosi quest'ombra si proietta sull'arte europea, e nel cuore stesso del piú sfarzoso, esteriore e mendace ritratto barocco, si insinua come una lama la verità di Velázquez: questo libro ne racconta la storia.

PRINICPE ENRICO Dio mi sia testimonio, sono estremamente stanco. POINS Siamo a questo? Credevo che la stanchezza non avrebbe osato attaccare uno di cosí alta nascita. PRINICPE ENRICO S’è davvero attaccata a me, sia pure che riconoscerlo scolori il volto della mia grandezza.
In questo brano dell’Enrico IV di Shakespeare lo stile sublime e quello realistico si mescolano: la pittura conquisterà questa libertà un poco piú tardi, anche se piú radicalmente. Ma è solo con i ritratti di Velázquez che vediamo davvero il volto dei principi scolorarsi per la stanchezza. All’inizio del Seicento, la rivoluzione di Caravaggio abbatte la separazione e la gerarchia dei generi, ma non è in Italia che essa produce i suoi massimi risultati: è con Velázquez e con Rembrandt che la verità della pittura attinge vette insuperabili. E questo accade soprattutto nei loro ritratti. Quelli di Velázquez riescono a conciliare un’obiettività da pittura di natura morta con un’inesorabile capacità di inchiodare alla tela l’anima delle persone.
«Da molti anni ormai, dal Ritratto di Fraga eseguito nel 1644, tra i volti della corte dipinti da Velázquez mancava quello del re. In una stupefacente lettera spedita l’8 luglio 1653 a Luisa Magdalena de Jesús (una monaca sua intima confidente), è lo stesso Filippo IV a spiegarcene le ragioni: “tra i quadri [inviati al monastero] non c’è un mio ritratto perché sono nove anni che non se n’è fatto nessuno: non ho voglia di sottopormi alla flemma di Velázquez, non solo perché la sua lentezza mi sfinisce, ma anche perché non voglio vedermi invecchiare”. [] Pochi anni dopo, Filippo dovette cedere alle esigenze di Stato, e Velázquez lo dipinse in due memorabili ritratti a mezzobusto. [] Dal fondo di una tela nera ci guarda un viso umanissimo e tristissimo: nessuna insegna regale (nel secondo ritratto il toson d’oro è solo un luccichio giallo), nessuna preoccupazione iconografica, nessuna pietosa finzione nascondono lo smottare della pelle intorno agli occhi, ormai simili a quelli di un grande pesce pescato da troppi giorni. Come ci accade di fronte a un sovrano shakespeariano rimasto solo sul proscenio alla fine della tragedia, sentiamo Filippo IV spiritualmente vicino: la pittura di Velázquez ha colmato ogni distanza di tempo, di mentalità e di ceto facendo risalire in superficie l’essenziale, e cioè l’umanità dolente. Uno scrittore contemporaneo, Lázaro Díaz del Valle, scrisse poeticamente che in queste tele aveva visto “mucha alma, en carne viva”: e cioè una grande introspezione psicologica insieme a una strepitosa capacità di catturare e rappresentare la vitalità. In queste quattro parole è contenuto interamente il miracolo della ritrattistica di Velázquez».

Libri ISBN
Prodotto
Nome
ISBN Velázquez e il ritratto barocco libro ITA 316 pagine
Categoria
Marca
Caratteristiche
Versione lingua
ITA
Scritto da
Tomaso Montanari
Numero di pagine
316 pagine
Editore
Giulio Einaudi editore
Anno di pubblicazione
2018
ISBN (International Standard Book Number)
9788806236496
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